Prima impresa: Diario di bordo – specialità di squadriglia Falchi

DIARIO di BORDO SPECIALITA’ di SQ

La nostra impresa vera e propria non è iniziata quando i Capi ci hanno spiegato come si fa e le varie fasi, la nostra è iniziata a settembre dello scorso anno quando siamo stati messi assieme, all’inizio uniti solamente da un nome: SQ. FALCHI.

La nostra specialità è nata (quasi) per caso. Arrivati a gennaio i Capi ci hanno ‘proposto’ di iniziare un’impresa di squadriglia. La nostra squadriglia, composta da elementi molto giovani, di cui 5 del primo anno, non prometteva tanto, ma a discapito del pronostico, ci siamo tuffati nell’impresa senza pensare alla Specialità di Squadriglia.


PRIMA IMPRESA : CORSO DI SOPRAVVIVENZA

Una cosa che noi consideriamo importante dire è che l’input non è arrivato come accade solitamente dal capo o dal vice, bensì da uno squadrigliere del primo anno.

Sul momento non abbiamo considerato importante il Lancio, ma di vitale importanza è stata la progettazione. Dalla progettazione si vede se l’impresa andrà in porto o no, e noi la progettazione l’abbiamo fatta bene e soprattutto l’abbiamo rispettata.

Abbiamo programmato quasi una decina di riunioni in cui abbiamo cercato di apprendere più tecniche possibili. Nelle prime riunioni di Sq vi era quasi un rapporto di maestro-allievo tra i più vecchi e i più giovani della Sq, ma poi quando le tecniche sono diventate più specifiche ci siamo rivolti ai Capi che si sono subito messi all’opera e hanno contattato Paolo, scout di Montebelluna.

Paolo, sebbene faccia parte di un gruppo FSE, ci ha insegnato un modo particolare di costruire il rifugio utilizzando solo un telone.

Mercoledì 27 febbraio

Paolo, membro del gruppo FSE di Montebelluna è venuto a Istrana per insegnarci una tecnica di costruire un rifugio che si è poi rivelata utilissima durante la nostra impresa e durante la Missione.

La tecnica che Paolo ci ha trasmesso non dice niente di nuovo a chi ha più volte montato una tenda: si sceglie un luogo dove vi siano parecchi alberi (si può fare anche senza, ma bisognerebbe portarsi a presso i pali che non sono poi così leggeri); si tende una corda tra i due alberi (la corda deve essere tesa molto bene); si copre la zona circostante la corda, ovvero la zona dove si dorme, con un telo impermeabile che da una parte deve essere tirato con dei picchetti quasi a 90° mentre dall’altra parte l’inclinazione deve essere più blanda.

Conclusa la parte di apprendimento, siamo entrati nel vivo dell’impresa e lo stesso sabato, il primo di marzo, abbiamo messo in pratica gli insegnamenti di Paolo e abbaiamo dormito nel rifugio appena fuori dalla sede.


PRE-USCITA

Sabato 1 marzo

Tutto il reparto si è ritrovato in sede per un’attività in cui ogni squadriglia doveva mostrare a tutto il reparto i primi frutti dell’impresa. Noi Falchi abbiamo dato sfoggio del nostro rifugio.

Per noi è stato importante quel giorno perché, alla fine dell’attività, siamo rimasti in sede per collaudare il rifugio.

Quella sera abbiamo cercato di rimanere il più possibile all’interno della Sede per tenerci caldi con la stufa e ripararci dal freddo pungente, il quale ci ha colti una volta usciti per andare a letto.

Domenica 2 marzo

Neanche il freddo patito durante la notte ci ha scoraggiato, soprattutto perché il collaudo è stato positivo.

La mattina ci siamo svegliato presto, abbiamo fatto colazione, abbiamo smontato e ci siamo salutati felici perché l’impresa andava per il verso giusto.

Finiti tutti i preparativi è arrivato il grande giorno, quel fatidico 8 marzo.

Sabato 8 marzo

La squadriglia si è ritrovata in sede con i Capi per dare il via al momento finale della realizzazione. Siamo partiti alla volta di Crocetta del Montello con un ospite che non avrebbe rivisto casa mai più: un coniglio bianco che i Capi, alla partenza da Istrana, hanno affidato alle nostre ‘cure’ e che noi abbiamo ribattezzato Arrosto, prevedendo la fine a cui andava incontro.

A Crocetta siamo stati ospiti di una famiglia (parenti di Marco Zarattin) che ci ha dato a disposizione un boschetto dove piantare il rifugio e dove accendere il fuoco. Arrivati sul posto ci siamo divisi: Francesco e Simone si sono occupati del rifugio; Davide, Tommaso e Marco B. del fuoco e Marco Zarattin si è preso l’impegno di preparare il coniglio con Roberto.

Fatto il nostro dovere ci siamo riuniti attorno al fuoco a cucinare la nostra meritatissima cena alla trappeur a base di coniglio, arrosto per l’appunto, patate al cartoccio e salsicce. IL coniglio era favoloso, le patate un po’ meno dal momento che uno dei due Marco ci è franato sopra accidentalmente. A questo punto sono arrivati i Capi (ma come fanno ad arrivare sempre quando si mangia??) che ci hanno consegnato una mappa stellare e il da farsi del giorno dopo: uno studio sugli alberi del luogo. A quel punto i Capi se ne sono andati e noi, stanchi morti, siamo andati a letto (letto, si fa per dire). Siccome un Marco aveva paura di un presunta volpe abbiamo dormito armati di accette, mazzette e guidone.

Domenica 9 marzo,

Svegliati alle 6.00 dalla luce del sole, siamo rimasti a letto fino alle 7.00. Ci siamo svegliati, abbiamo acceso il fuoco a fatica e abbiamo fatto colazione, il tutto entro le 8.30 quando ci siamo mossi verso Santi Angeli per la Messa. Siamo arrivati a S. Angeli alle 9.00 e in attesa della Messa abbiamo conosciuto il Clan del gruppo di Preganziol con cui abbiamo fatto una partita a palla tronchetto (uno strano gioco in cui bisogna colpire un tronchetto con la palla senza farsi scalpare). Alle 9.30 siamo andati a Messa. Alle 10.30, finita la Messa siamo tornati a Crocetta per elaborare i dati sugli alberi raccolti per la strada. Abbiamo ‘scoperto’, con l’aiuto di parecchi libri, che la maggior parte degli alberi del Montello sono importazioni, l’acacia ne è l’esempio più evidente, e che gli alberi originari del luogo sono rimasti ma sono pochi. A mezzogiorno siamo tornati al rifugio; qui abbiamo consumato il nostro pranzo (al sacco per motivi di tempo) e abbiamo elaborato i dati raccolti. Alle 14.00 abbiamo smontato il rifugio, abbiamo pulito tutto e abbiamo aspettato l’arrivo dei nostri genitori che avevano l’importante compito di traghettarci fino alla Sede dove ci aspettavano i Capi.

Finita la parte pratica dell’impresa di Sq siamo arrivati alla Verifica e qui è arrivata la svolta. Dalla Verifica è saltato fuori che la sq ha lavorato bene e che i problemi incontrati sono stati superati o erano comunque problemi insignificanti. Così i Capi ci hanno proposto dilanciarci in un’altra Impresa per arrivare alla Specialità di Squadriglia.

Quando siamo venuti a conoscenza dell’entità di lavoro richiesto per la Specialità ci siamo un po’ preoccupati ma abbiamo voluto proseguire comunque.

Dopo un consulto a dir poco breve la Sq ha deliberato: SPECIALITA’ DI ESPLORAZIONE.

MISSIONE DI SQUADRIGLIA

Dovendo consegnare Diario di Bordo della prima impresa e della Missione entro fine giugno abbiamo chiesto ai Capi di mandarci in Missione il più presto possibile. I Capi hanno esaudito la nostra richiesta il 10 di maggio e ci hanno mandato in missione a Cappelletta di Noale.

Sabato 10 maggio

Ci siamo trovati in sede alle 15.00 per incominciare questa nuova avventura. Qui i Capi ci hanno una quindicina di busta e ci hanno fatto promettere che le avremmo aperte solo all’ora prestabilita scritta sulla busta.

Con tutto l’occorrente nello zaino, il che comprende pentole, cibo, picchetti, telone e chi più ne ha più ne metta, (vi assicuriamo che gli zaini erano pesantissimi), abbiamo fatto rotta su Cappelletta di Noale.

Perpericorrere i 18 km che dividono Istrana da Cappelletta abbiamo impiegato un’ora e mezza. Una volta arrivati abbiamo incontrato Paride, capo del Noale, che ci ha consegnato le chiavi dell’oratorio. Non abbiamo avuto neanche il tempo di appoggiare gli zaini che siamo dovuti ripartire in bici per Noale, dove si stava svolgendo la manifestazione EPC. Siamo arrivati a Noale che erano quasi le cinque del pomeriggio e siamo riusciti a vedere solo due elicotteri che partivano.

Siamo subito tornati a Cappelletta per montare il rifugio e per andare a Messa. Alle 19.00, finita la Messa, abbiamo cucinato e mangiato.

Ma le disgrazie per noi dovevano ancora iniziare: prima di tutto sono arrivati i Capi, poi non siamo riusciti a trovare le palline per il calcetto che c’era nell’oratorio e per finire un gruppo di ragazzi ci ha sgonfiato le ruote delle biciclette.

Abbiamo passato il resto della serata a pensare la seconda impresa.

Domenica 11 maggio

Ci siamo svegliati (con difficoltà) alle 7.00, abbiamo fatto colazione e abbiamo gonfiato le ruote delle bici con l’aiuto di gente del posto. Abbiamo smontato e ripulito tutto in fretta.

Claudio, capo del Salzano, è arrivato in anticipo alle 9.20. Ci ha insegnato a lavorare il legno e soprattutto a riconoscere i vari tipi di legno. Il noce, ad esempio, è un legno altamente tossico e se utilizzato per cucinare alla trappeur molto pericoloso per l’uomo. Alle 11.30 abbiamo salutato Claudio e abbiamo finito di pulire poiché dovevamo ripartire per Noale. Arrivati a Noale abbiamo riconsegnato le chiavi a Paride e abbiamo pranzato.

Alle 14.00 è cominciata la parte più impegnativa della Missione: il percorso belga. Abbiamo impiegato circa un’ora per raccogliere i dati necessari; tra l’ altro a Noale quella domenica c’era il mercatino dell’usato che ci ha costretto a proseguire a zig zag tra le bancarelle.

Alle 15.00 siamo ripartiti per Istrana e siamo arrivati verso le 16.40, stanchissimi ma felici.

clicca di seguito per la seconda impresa di squadriglia
qui invece la missione

You may also like...

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>