Specialità di squadriglia Falchi – Campismo

Nel corso dell’anno la squadriglia Falchi si è impegnata per portare a termine la specialità di squadriglia di campismo. Sono stati coinvolti in due imprese e in una missione di squadriglia. Hanno costruito un alzabandiera/portale per il campetto di specialità “campeggiatore hi-tech”, hanno realizzato i bagni del campo estivo di reparto e hanno affrontato un’uscita fra le montagne con pernottamento in un rifugio. Di seguito vi verranno raccontate le loro avventure.

PRIMA IMPRESA:

Eseguire la costruzione di un’alzabandiera/portale al campetto di specialità “Campeggiatore HI-TECH” tenutosi a Istrana (16/17 giugno).

portale01L’idea originale era di costruire un alzabandiera e un portale separati. Abbiamo iniziato a buttare giù le idee per il primo, arrivando all’ideazione di due treppiedi incrociati, prendendo come spunto il progetto di una torretta da un manuale.

Ci siamo resi conto, però, che sarebbe stato difficile alzare tutta la struttura e renderla stabile. In più abbiamo notato che non ci sarebbero più stati abbastanza pali lunghi per costruire il portale. Abbiamo così deciso di fare un alzabandiera con funzione anche di portale (e viceversa!), cosa che, almeno negli ultimi 5 anni, non era mai stata fatta nel nostro reparto.

È stato difficile scegliere il progetto adatto: c’era bisogna di una costruzione impegnativa, nuova (o almeno non scopiazzata da libri e manuali) ma non troppo difficile per una squadriglia “giovane” come la nostra.

Tanti progetti sono stati proposti da tutti i membri della squadriglia, però non è così facile costruire un portale che sia anche alzabandiera!

La prima idea era di fare in modo di appendere gli stemmi di ogni reparto dei partecipanti al campetto, così è stata proposta la “ torretta laterale” simile ad un’idea proposta per il San Giorgio di quest’anno:

In realtà non era male come progetto, ma ci avrebbe richiesto troppo tempo per fare i buchi nel terreno per i pali, e considerando anche che la terra dove avremmo dovuto piantarli era molto molle. Era necessario avvalersi dell’uso dei treppiedi. Ciò avrebbe richiesto l’uso di pali ancora più alti, ma non avevamo tanta scelta!

Dopo riunioni tirate avanti a stento, a causa di verifiche e interrogazioni di fine anno che costringevano tanti a stare a casa a studiare, ecco che finalmente veniva alla luce il progetto FINALE costituito da due treppiedi su cui si poggiava il murale dove le bandiere sarebbero state issate!portale02

Tra persone in vacanza e alle prese con gli esami di terza media, c’è voluta quasi una settimana per fare tutta la costruzione!!! Un giorno mancava la scala, l’altro mancava il cordino per appendere le bandiere,

Alla fine la cosa più complicata che restava da fare era tirare su il palo che avrebbe dovuto stare in diagonale… impresa IMPOSSIBILE portare un murale a quell’altezza anche essendo in cinque! Così abbiamo deciso di tendere un cordino tra i tre pali al posto del palo, fungendo così anche da abbellimento oltre che far in modo che i pali non dondolassero a destra e a sinistra.

Alla fine di tutto il lavoro abbiamo scritto il nome del campetto su delle tavole di compensato che sono poi state appese al portale!

 

Posti d’azione durante l’impresa

Giovanni e Luca, hanno eseguito le legature dei treppiedi, un buon modo per Manuel, Massimiliano e Francesco per imparare una nuova legatura. Poi tutti assieme abbiamo messo in piedi i due treppiedi e abbiamo alzato il murale tra i due. Era abbastanza alto ma non è stato difficile! Un po’ lungo e stato mettere alla stessa altezza i due treppiedi.

Manuel, il più leggero, si è arrampicato fino in cima per legare i tre pali verticali, mentre in due o tre tenevamo i pali. Sempre Manuel, si è offerto di salire in piedi per legare il cordino diagonale, mentre gli altri dal basso pregavano che non perdesse l’equilibrio e cadesse giù! Abbiamo così finito il lavoro e ci siamo messi all’opera per scrivere il diario di bordo.

Roberto e Manuel hanno buttato giù una “scaletta” di tutto quello che ci sarebbe stato da scrivere mentre Luca e Massimiliano hanno scattato le foto durante i lavori e hanno provato a costruire un modellino da portare ai Guidoncini Verdi.

 

SECONDA IMPRESA

Costruire i bagni del campo estivo di Reparto, con il wc dotato di sifone e tubature, sostituendo così le vecchie “latrine”.

L’idea per questa impresa ci è stata suggerita dai capi, in quanto il luogo dove avremmo dovuto fare il campo estivo era dotato di un tombino dove i tubi del bagno avrebbero potuto scaricare. L’obiettivo principale era appunto quello di eliminare le vecchie “latrine” e fare posto a dei bagni migliori.

bagno01Materiale:

1 bancale 1,80m x 1,40m;

1 o più lamiere di metallo per coprire il bancale;

5 pali da 2,5 m;

3 pali da 3 m;

3 piccole assi poco più lunghe del bancale;

3 asticelle poco più lunghe della larghezza del bancale;

ondulina trasparente;

telo ombreggiante;

attrezzi vari quali mazzette, cordini, chiodi, strumenti per fare i due buchi, ecc…

 

Prima del campo estivo abbiamo pensato alla raccolta di tutto il materiale, ma soprattutto, abbiamo preparato la base dove avrebbero poggiato i bagni. Questa è costituita da un grande bancale tavolato sul quale sono stati realizzati due fori per far passare i tubi di scarico dei due wc. Successivamente il tavolato è stato completamente rivestito con la lamiera, in modo che il legno non si bagnasse e “assorbisse” gli odori durante il campo. Abbiamo poi pensato a recuperare le lamiere che avrebbero funto da divisorio tra i due wc e, grazie all’aiuto di un nostro amico idraulico, i pezzi delle tubature che sarebbero serviti.

Per abbellire un po’, abbiamo anche colorato la base di blu e le pareti divisorie di bianco.

Una volta arrivati al campo, abbiamo posizionato la base in modo che uno dei due wc si trovasse esattamente sopra al tombino dove sarebbero stati scaricati tutti i liquami. Dopo esserci assicurati che fosse in bolla, abbiamo iniziato il montaggio della struttura.

Come illustrato, sono stati piantati sei pali intorno al piano, quelli da 3m dietro e quelli da 2,5m davanti.

Tutta la struttura è stata stabilizzata con dei traversi, utili come sostegno per la copertura, costituita da ondulina trasparente, così che potesse entrare più luce. Infine abbiamo avvolto la struttura con il telo ombreggiante , lasciando due entrate che poi abbiamo reso chiudibili grazie ad una tendina. Per tirare lo “sciacquone” abbiamo installato un apposito rubinetto in ognuno dei due bagni, dal quale si sarebbe potuto riempire un secchio da rovesciare nel wc, proprio come se si “tirasse l’acqua”.

Posti d’azione durante l’impresa

I bagni sono stati costruiti durante i primi giorni di campo, mentre costruivamo la nostra sopraelevata alta. Per questo ci siamo alternati: mentre tre persone badavano all’angolo, le altre tre continuavano i bagni.

Roberto e Giovanni si sono occupati di piantare i pali usando la trivella e, con l’aiuto di Riccardo, hanno fissato i traversi. Successivamente Massimiliano e Riccardo hanno fissato l’ondulina sula parte superiore e una volta finito, abbiamo avvolto nel miglior modo possibile il telo ombreggiante alla struttura. Purtroppo Manuel a metà lavori si è fatto male e ha continuato il campo con un piede ingessato, perciò ci ha aiutato meglio che poteva.

Durante tutto il resto del campo ci siamo sempre occupati della manutenzione dei bagni, ad esempio fissando meglio il telo, controllando che la struttura fosse a posto e apportando migliorie come un cordino per tenere la carta igienica sempre a portata di mano.

MISSIONE DI SQUADRIGLIA

La missione di squadriglia ci è stata affidata i giorni 3 e 4 agosto, durante il campo estivo. Gli obiettivi consistevano nel pernottare una notte in un bivacco, cucinando sul fuoco a legna e costruendo un modellino di una costruzione da campo. Di seguito alleghiamo il diario di bordo della missione scritto da un membro della nostra squadriglia.

rifugio02Come ogni mattina di campo ci siamo alzati alle 7.30 e, come ogni mattina di campo, abbiamo fatto quadrato alle 9.00. Diversamente da ogni mattina, invece, i capi ci hanno annunciato con nostro sommo gaudio e letizia che ci aspettava una scarpinata di squadriglia e che noi (inteso come sq. Falchi) avremmo addirittura dormito in bivacco. Tra un componente ingessato ad una gamba e due dal fiato corto la prospettiva di farci 600 metri di dislivello non era tra le più attraenti ma armati di zaini e di buona volontà siamo partiti tutti e sei, nessuno escluso.

Il primo tratto di strada è stato poco più che una passeggiata ma arrivati a malga Senage (quota 1824 m. dal livello del mare) ci siamo, dico io, finalmente capacitati di ciò cui andavamo incontro. Ci aspettavano 200, e dico 200, metri di dislivello in poco più di un chilometro di strada. Con l’arrivo di Damiano e Pierpa, due nostri capi reparto, ci siamo fatti coraggio rendendoci conto che loro due avrebbero dovuto trasportare l’ingessato in spalla. Sopraggiunte le rampe più dure, Luca ha lasciato lo zainone preso coraggiosamente da Riccardo il quale, pur procedendo più a rilento, all’arrivo, è stato accolto come un Ulisse che torna i patria.

Io Giovanni, aprivo la strada e quando ho annunciato di essere arrivati, ho visto Luca trasformarsi in Usain Bolt, e scattare di corsa su per il crinale arrivando al bivacco Dino Marinelli più morto che vivo.

Giunti alla tanto ambita meta non esitammo a testare i letti con ultraconfortevole materasso in gommapiuma. Non abbiamo goduto però a lungo di questo comfort inadatto a noi duri e vissuti scout poiché Roberto, da buon capo, ci ha richiamati al nostro compito, cioè quello di testare se il tavolo era adatto per fare una bella partita a scala 40. Dopo aver provato la tavola abbiamo accolto tre ragazzi che ci hanno comunicato che avrebbero trascorso la notte con noi. In compenso durante il pomeriggio non ci hanno disturbato in nessun modo e ci hanno consentito di svolgere il nostro compito al meglio. Tra parentesi, il nostro compito era quello di costruire un modellino di qualcosa che ricordi gli scout servendoci di stuzzicadenti e colla vinavil, un’ardua missione che con molta pazienza e manualità siamo riusciti a portare a termine, costruendo alla buona una tenda canadese.

La sera sopraggiunse rapidamente e, dopo aver acceso un fuoco, l’ingessato ha improvvisato un piatto dai mille sapori riassumibile citando i suoi molteplici ingredienti: fagioli, piselli, patate, cipolla; insomma tutto ciò che i capi ci avevano obbligato a portar via e che non volevano assolutissimamente rivedere in cambusa. Il polpettone ipercalorico dopo un piatto di tortellini ci ha conciliato un sonno profondo. Difatti siamo andati a letto presto ma nel bel mezzo della preparazione del sacco a pelo si è sentito bussare alla porta e ad entrare erano due scout nel bel mezzo dell’uscita di Hike.

A conti fatti ci siamo trovati in undici dentro un bivacco con soli tre posti letto ma la situazione è migliorata quando Zana e Ale, due coraggiosi ragazzi provenienti dal camping Dolomiti, hanno deciso di passare la notte sotto le stelle.

La notte è passata tranquilla e alla mattina ci siamo svegliati alle 7 meno un quarto. Preparati gli zaini non abbiamo esitato a divorare il barattolo di Nutella® che avevamo per colazione, vetro escluso. Zaini in spalla siamo ripartiti in direzione Malghetto dove avremmo assistito alla preparazione del formaggio.

rifugio03

Abbiamo annuito e sorriso (Carini e coccolosi, ragazzi… carini e coccolosi.) per 20 minuti di mescolamentoche è solamente una parte della preparazione del formaggio come ci hanno spiegato il malgaro e sua mogli. Qui di seguito riassumo in breve le tappe fondamentali:

 

Scrematura del latte;

Aggiunta del caglio;

Mescolare per mezz’ora ad una temperatura compresa tra i 30 e 35 °C;

Lasciar riposare per 30 minuti;

Estrazione e messa in forma;

Salagione;

Maturazione (stagionatura).

 

La spiegazione non è stata particolarmente dettagliata, potrei anzi dire che è stata piuttosto superficiale, e per questo abbiamo fatto un po’ di approfondimento una volta tornati dal campo; ma il fatto che non ci hanno fatto assaggiare un pezzettino di formaggio è stato un duro colpo al nostro stomaco e ai baffi di Luca (che si stava leccando da quando eravamo entrati). Ripresa nuovamente la strada di casa abbiamo capito che la missione di squadriglia dovevamo compierla proprio al campo perché solo in montagna avremmo potuto trovare una malga dove il formaggio viene ancora oggi prodotto a mano.

Durante la via di ritorno abbiamo trascritto i toponimi dei luoghi, come i capi ci avevano detto di fare.

 Tornando al campo abbiamo intonato la canzone “Oh bella ciao” che ha segnalato il nostro arrivo al campo alle altre Squadriglie.

Chiudo il Diario di bordo della missione augurando a tutti coloro che si trovassero in Val di sole di pernottare in quella meravigliosa località qual è il bivacco Dino Marinelli che i giorni 3 e 4 agosto ’12 sono diventati per la nostra squadriglia un rifugio nascosto tra le vette che, pur non essendo immerso nella quiete a causa di noi sei, è rimasto ugualmente un posto dove abbiamo conosciuto splendide persone che si sono dimostrate presenti non solamente nel momento di divertimento ma anche in quello di difficoltà.

rifugioCommenti

Questa missione riassume alcuni aspetti della specialità che stiamo affrontando: Campismo.

Abbiamo dormito in un rifugio, cucinato sul fuoco, raccolto la legna, costruito una tenda in miniatura, per non tralasciare tutta la strada fatta assieme per arrivare in quello splendido posto.

È stata un’esperienza che ci ha unito come amici e come squadriglia, che ci ha coinvolto tutti quanti.

Per i più giovani è stata una nuova avventura che li potrà aiutare nei loro prossimi campi estivi.

 

 

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